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Nella Convenzione sui diritti dell’infanzia (CRC) molti articoli sono riconducibili al tema della giustizia in ambito civile, penale e amministrativo per fornire un quadro certo a tutela e promozione dei diritti dei bambini e degli adolescenti che, a diverso titolo, entrano in contatto con il sistema della giustizia.

A partire dal principio generale sull’ascolto, sancito dall’art.12 che stabilisce: “(…) si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale”.

Vari articoli della Convenzione ONU sono quindi dedicati alle situazioni in cui i minorenni sono vittime (art.8), o si rende necessario separarli dai loro genitori per rispettare il loro superiore interesse (art.9), o siano accusati di avere commesso un reato. L’art. 37 prevede che nessun minorenne possa essere privato della sua libertà in maniera illegale o arbitraria e che “l’arresto, la detenzione o l’imprigionamento di un fanciullo devono essere effettuati in conformità con la legge, costituire un provvedimento di ultima risorsa e avere la durata più breve possibile”. Anche quando è accusato di reato il minorenne deve essere tutelato, così l’art. 40: “Gli Stati parti riconoscono a ogni fanciullo sospettato, accusato o riconosciuto colpevole di reato penale il diritto a un trattamento tale da favorire il suo senso della dignità e del valore personale, che rafforzi il suo rispetto per i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali e che tenga conto della sua età nonché della necessità di facilitare il suo reinserimento nella società e di fargli svolgere un ruolo costruttivo in seno a quest’ultima”. Per attuare queste norme, i Paesi che hanno ratificato la Convenzione ONU promuovono leggi, procedure, tribunali e istituzioni destinate specificamente alle persone di minore età, stabiliscono l’età minima al di sotto della quale si presume l’incapacità di commettere il reato in piena consapevolezza, prevedono un’ampia gamma di misure cautelari e di modalità di esecuzione più consone e rispondenti ai bisogni di crescita e formazione dei ragazzi e delle ragazze in conflitto con la legge.

Nel Commento Generale n. 10 - I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in materia di giustizia minorile, il Comitato sui diritti dell’infanzia incoraggia gli Stati a sviluppare e attuare una politica organica sulla giustizia minorile al fine di prevenire e di contrastare la delinquenza minorile sulla base e in conformità con la Convenzione e le altre norme internazionali in materia, in particolare le Regole minime standard delle Nazioni Unite sull'amministrazione della giustizia minorile (Regole di Pechino), le Regole delle Nazioni Unite per la protezione dei minori privati della libertà (Regole dell’Havana), e le Linee guida delle Nazioni Unite per la prevenzione della delinquenza minorile (Linee guida di Riad).

E’ invece nel Commento Generale n. 12 - Il diritto del bambino e dell’adolescente di essere ascoltato, che il Comitato sui diritti dell’infanzia individua “obblighi specifici” per gli Stati al fine di garantire a bambini e adolescenti di essere ascoltati in tutti i procedimenti giudiziari e amministrativi che li coinvolgono. Quando i genitori si separano o divorziano, quindi; nel caso si decida un allontanamento dalla propria famiglia nel loro superiore interesse, in tutte le fasi del processo penale, siano essi autori, vittime o testimoni di reato, e così via. L’ascolto va realizzato con metodi trasparenti e chiari, rispettoso, rilevante, a misura di bambino e adolescente, sicuro e attento ai rischi che possano derivarne, affidabile. Mai forzato.

Sul tema dell’ascolto, anche in ambito giudiziario, il Comitato ONU ha raccomandato all’Italia di: “(…)introdurre disposizioni legislative organiche che dispongano circa il diritto del minore ad essere ascoltato che possa essere applicato in tutti i tribunali, gli organi amministrativi, le istituzioni, le scuole, gli enti che si occupano di infanzia e le famiglie, e di adottare le misure che consentano l’ascolto diretto delle opinioni del minore e, così facendo, fornire adeguate misure di tutela e meccanismi atti a garantire che tale partecipazione possa essere effettiva e senza manipolazioni o intimidazioni, e sia sostenuta dalle opinioni di esperti dei servizi competenti quando opportuno.

Nelle Osservazioni conclusive rivolte all’Italia, sul tema dell’Amministrazione della giustizia minorile, il Comitato ONU sollecita l’Italia ad adottare senza ingiustificate proroghe un ordinamento penitenziario minorile, a privilegiare pene sostitutive e altre misure alternative alla privazione della libertà, ad istituire un sistema di monitoraggio indipendente al fine di effettuare visite regolari ai luoghi in cui i minorenni sono detenuti.

Una riforma organica e complessiva del sistema di giustizia per i minorenni e la famiglia è diventata ormai indifferibile. Una riforma che consenta di superare i tanti interventi disarticolati che si sono succeduti negli anni, che tenga conto di quanto indicato dal Consiglio d’Europa nelle Linee guida sulla giustizia a misura di minorenne, così come dal Comitato ONU sui diritti dell’infanzia, ma anche delle tante riflessioni elaborate dentro e fuori le università da tutti coloro che quotidianamente devono applicare le norme in materia.

I principali interventi dell’Autorità garante:

  • Dare il proprio contributo all’elaborazione di una proposta di riforma della giustizia minorile (in ambito civile, penale e amministrativo), con l’ambizione di costruire un ponte tra gli operatori, gli studiosi e il legislatore, tra chi le norme le elabora e chi deve applicarle e studiarle, per realizzare una giustizia realmente a misura di bambini e di adolescenti, per superare malfunzionamenti e discrezionalità. A partire dalla necessaria specializzazione dell’organo, dalla necessaria formazione (obbligatoria, iniziale e continua) di tutti gli operatori a diverso titolo coinvolti, dall’ascolto dei minorenni in ambito giudiziario (necessità di prassi uniformi su tutto il territorio nazionale). Fondamentale è la promozione della mediazione, citata nella stessa legge istitutiva dell’Autorità, interpretata non soltanto come nuova chiave di intervento, ma come espressione di una nuova cultura, in ambito civile e penale;

  • sostenere l’approvazione dell’Ordinamento penitenziario minorile. L’Autorità garante ha rapporti costanti, in particolare, con il Ministero della Giustizia che sta elaborando un testo, per sollecitare la sua adozione. Una misura da anni richiesta all’Italia;

  • realizzare un monitoraggio degli atti del Governo e del Parlamento in materia, cercando di influire sui percorsi di riforma.

  • Effettuare visite nei servizi minorili della giustizia, previa autorizzazione del magistrato di sorveglianza per i minorenni o del giudice che procede, come previsto dalla legge istitutiva nell’ambito delle sue funzioni di accertamento e controllo. La promozione dell’ascolto diretto, anche dei minorenni ospiti in questi luoghi, è parte integrante della cultura dei diritti che il Garante sostiene su tutto il territorio nazionale, in tutti i luoghi che accolgono persone di minore età

  • Nello specifico ambito penitenziario, promuovere azioni che favoriscano il rapporto tra i genitori detenuti e i loro figli di minore età, e creare, all’interno degli istituti, spazi dove i minorenni possano sentirsi accolti, riconosciuti, rispettati quando si recano in visita ai loro genitori. Promuovendo la collaborazione tra le strutture penitenziarie e le diverse associazioni che, nelle diverse regioni, sono attive in questo ambito. 

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