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24
Novembre
2015

Giornata contro la violenza sulle donne, dal punto di vista dei più piccoli

I dati dell'Onu rivelano che il 35% delle donne nel mondo ha subito una violenza dal proprio partner o da un'altra persona. Le conseguenze sui minorenni.

Siamo nel novembre 1960, Repubblica Dominicana, durante la dittatura di Rafael Trujillo. Tre sorelle, di cognome Mirabal, considerate rivoluzionarie, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

Diversi anni dopo, in ricordo anche di quel tragico evento, nel 1999 con la risoluzione 54/134, l’Onu ha istituito la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Non sempre, non ovunque, le cose sono cambiate da quel giorno.  Ed è la stessa Dichiarazione adottata dall'Assemblea Generale Onu a parlare di violenza contro le donne come di "uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini".

I dati dell'Onu rivelano che il 35% delle donne nel mondo ha subito una violenza fisica o sessuale, dal proprio partner o da un'altra persona. E in Italia, secondo i dati Istat di giugno 2015, 6 milioni 788 mila donne hanno subito nel corso della propria vita una violenza fisica o sessuale. Si tratta del 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni, quasi una su tre. Ma se negli ultimi 5 anni sono leggermente diminuite le violenze fisiche o sessuali, aumenta invece la percentuale dei figli che vi assistono. 

Quando si parla di violenza sulle donne spesso non si considera l’impatto e le conseguenze indirette sui figli minorenni. Assistere a scene dure e vivere in un clima di paura ha ripercussioni spesso drammatiche sulla crescita dei più piccoli, si tratta della c.d. “violenza assistita” un tema sul quale l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza si è battuta.  All’inizio dell’anno, come ultima tappa del tour “Diritti al Futuro”, il Garante per l’infanzia e l’adolescenza Vincenzo Spadafora ha incontrato le mamme del centro “Maree”, il centro di protezione di Roma per donne maltrattate con figli, una vera e propria eccellenza italiana, dove viene preso in carico tutto il nucleo fragile, senza separare madri e figli.

Ma ancora il primo progetto di "Parenting Program" in Italia, realizzato dalla Comunità San Patrignano, con il patrocinio dell'Authority. Un percorso di genitorialità studiato per padri e madri tossicodipendenti volto ad intervenire a sostegno di quelle bambine e bambini che possono aver subito maltrattamenti emotivi ed esser stati trascurati da genitori che hanno avuto una storia di tossicodipendenza.

Inoltre la prima “Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini” voluta dall’Autorità e condotta in partnership con Terre des Hommes e CISMAI che ha rilevato che in Italia sono 91mila i bambini in carico ai Servizi Sociali per maltrattamenti, circa il 9,5% della popolazione minorile. Tra questi il 19% per violenza assistita e molto esposte sono le femmine ed i minori stranieri. L’indagine evidenzia che su 1.000 bambine assistite, 212,6 sono in carico per maltrattamento, mentre su 1.000 maschi solo 193,5 sono seguiti per la stessa causa.

L’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza in questi anni ha monitorato l’attività parlamentare e governativa, per la formulazione di proposte e pareri frutto dell’ascolto e la messa in rete di associazioni, istituzioni e adolescenti stessi. In particolare, il documento di proposta sui “livelli essenziali delle prestazioni (LEP) concernenti i diritti civili e sociali dei bambini e degli adolescenti”, che ha previsto una parte espressamente dedicata alla violenza. Ma non solo, ha istituito una Commissione consultiva per formulare proposte concrete su come rafforzare il sistema di prevenzione e cura dei maltrattamenti sui bambini e gli adolescenti.

Ma la violenza sulle donne deve essere affrontata fin dal piccoli. Su questo l’Autorità ha collaborato con Terre des Hommes che da tre anni pubblica il Dossier “Indifesa” che analizza “La condizione delle bambine e delle ragazze in Italia e nel mondo”, Nell’ultimo Dossier emerge come tra gli adolescenti sia fortemente percepito il fenomeno delle discriminazioni legate alle differenze di genere, soprattutto da parte dei maschi. Un'aderenza agli stereotipi di genere infatti è già presente nei ragazzi non ancora in età matura, e su questo c'è ancora molto da lavorare, a partire dalle scuole è fondamentale realizzare attività di educazione alla differenza di genere.

Nel Piano nazionale dell'infanzia, per il quale l’Authority si è a lungo battuta, prima per la ricostituzione dell’Osservatorio per l'infanzia e l'adolescenza e poi per il piano stesso, sono previste, tra le altre cose, delle azioni per il contrasto delle discriminazioni di genere che auspichiamo vengano adeguatamente finanziate.

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