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06
Settembre
2016

Firmato il protocollo “Carta dei figli di genitori detenuti”. La Garante: nessun bambino si senta diverso

“I bambini non devono mai essere vittime dello stato di detenzione dei genitori”. Così la Garante Nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, a margine della firma del Protocollo di intesa tra Autorità garante, Ministero della Giustizia e Bambinisenzasbarre Onlus, “un passo in avanti - ha detto la Garante - nella tutela delle persone di minore età al mantenimento del legame affettivo con i genitori detenuti”. Il Protocollo - “Carta dei figli di genitori detenuti” - promuove una attuazione concreta della Convenzione ONU sulla tutela dei diritti di bambini e adolescenti agevolando e sostenendo i minori nei rapporti con il genitore detenuto all’interno degli istituti penitenziari, indicando formule adeguate di accoglienza dei minori in carcere e prevedendo una informazione adeguata circa le regole di visita e la vita detentiva. La Carta prevede altresì l’istituzione di un Tavolo permanente, da convocare ogni tre mesi, con compiti di monitoraggio periodico e di promozione della cooperazione tra i soggetti coinvolti, al fine di favorire lo scambio di buone prassi, analisi e proposte. “Il Tavolo verrà convocato proprio su impulso dell’Autorità garante: sarà importante verificare il numero di colloqui effettivamente fruiti annualmente dai bambini e dagli adolescenti che hanno genitori in carcere, per verificare il mantenimento dei legami familiari, pur in presenza di una detenzione, attraverso colloqui o altre forme di comunicazione a distanza. Senza mai dimenticare il preminente interesse delle persone di minore età - puntualizza la Garante Albano - pertanto nessun bambino può essere costretto a far visita al proprio genitore in carcere, ad esempio quando la causa della detenzione va individuata proprio in un reato accertato o contestato avvenuto in ambito familiare”. “Ritengo sia un bene che il Protocollo venga conosciuto a livello internazionale, per questo mi impegno a promuoverne la diffusione, anche attraverso l’ENOC - la Rete dei Garanti europei, affinché l’esperienza italiana - conclude la Garante - possa rappresentare un modello virtuoso per altri Paesi e innalzare il livello di tutela per i figli dei genitori detenuti, categoria particolarmente vulnerabile e soggetta a possibili atteggiamenti discriminatori”.

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